Assenziolibri

Luglio 17, 2008

“Fragole Caramellate con la panna” di Piergiorgio Leaci

Archiviato in: Libri da leggere — assenziolibri @ 7:24 pm

"Fragole caramellate con la panna"

“Fragole caramellate con la panna” di Piergiorgio Leaci

 “Fragole caramellate con la panna” è il racconto di una fuga da un piccolo paese del meridione, dove la vita è ferma come i marciapiedi e la gente bivacca tutto il giorno davanti ai bar con la stessa espressione dei randagi che impestano il paese. Wilem è l’io narrante e protagonista, la cui unica sfortuna è quella di vivere in un posto come tanti dove il senso di precarietà è l’unica certezza attendibile.
La mancanza di lavoro, il disagio emotivo, sociale e intellettuale diventano così i principali motivi dell’alienazione e dell’allontanamento dalla propria terra che il protagonista, come altri suoi coetanei, è costretto ad affrontare non trovando più risorse.
La fuga comincia con un viaggio attraverso la Danimarca, una società fredda come la vita e i rapporti, dove le amicizie sono tenute insieme dalla bottiglia e le relazioni umane sono consumate in un veloce atto sessuale.
Il mondo che ruota attorno a Wilem è quello dei rifugiati politici, degli immigrati che nel corso degli anni si sono ammassati nella periferia delle città, in ghetti, raccolti in comunità per preservare nomi e tradizioni e soprattutto per essere finalmente liberi. Ma la realtà si dimostrerà presto ben diversa per tutti. L’ intolleranza e la mancanza di inserimento sarà il risultato paradossale della loro storia, di cui Wilem sarà chiamato a far parte.
Tra i personaggi principali incontriamo Farzam, un ragazzo iraniano fuggito dal regime all’età di sei anni, con il fratello Faramarz e accolti come profughi. Saranno i compagni di viaggio di Wilem nelle fredde notti randagie nel paese dall‘anima di ghiaccio, dove la paralisi spirituale allontana la gente e segna profondamente le differenze tra le varie etnie e quella scandinava. Altri personaggi minori si susseguono in una carrellata di umanità stranita, la cui esistenza è preda della propria individualità.
Wilem diviene presto consapevole che l’uomo non è più il reale fautore del proprio destino, ma una pedina condizionata dal luogo in cui si trova a interagire e questo lo porta a soffrire ancora di più. Diventa un triste alcolitsta che non vuole avere la volontà di credere che ci sia una strada alternativa per vivere i propri dolori, e si getta di continuo nel suo baratro per non dover pensare. Il suo punto di vista è obiettivo provenendo da una realtà diversa, mentre i suoi compagni di sbornie, sembrano ingenuamente divertirsi nella loro vita portata all’eccesso.

Il libro termina esattamente così come è cominciato, senza una conclusione pratica o morale, con la vita sospesa tra trasgressione e desiderio di libertà.

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